TEXT CACHED
Ma come fu giunta dinanzi all'ara delle
offerte, vide la carta di visita, fu questa che ebbe da lei le
primizie della attenzione.
Aveva dovuto
strappare ad uno ad uno tutti i primi premii, dalla grammatica
inferiore alla seconda retorica.
Perchè? Non lo sapeva nemmeno lui, ma forse
perchè tutti noi, quando amiamo una donna, vorremmo sempre esser
giunti i primi, alle porte del suo cuore, o vorremmo giungere i primi,
quando, per un nostro capriccio, ci mettiamo sulla galanteria,
disposti sì e no ad imbarcarci nel tenerume.
Tornato indietro coll'ingegno fino ai primi elementi dello
studio, d'anno in anno si alzava con lui, cavando tesori di sapere dai
fondi della memoria, che ne erano forniti, come d'anfore e vasi i
fondi della casa di Arrio Diomede a Pompei.
Egli adunque si avvio difilato a trovarlo in quella cameretta di via
Santa Teresa, che al Bertone piaceva poco sul principio, ma a cui si
era in breve cosiffattamente avvezzato, da non far più il menomo conto
delle profferte della sua antica padrona di casa.
Eppure, no; le sono così ben congegnate in forma di labirinto,
con anditi, viottole, andirivieni, usci, usciolini, toppe, catenacci
ed altri simiglianti gingilli, che perfino l'Ercole Farnese perderebbe
la pazienza nei primi, e nei secondi poi si sgretolerebbe le dita.
«Del resto
(conchiudeva, dopo averle sciorinate tutte), che cosa volete farvi de'
miei scarabocchi? Non sapete voi l'essenziale?»
«E vada per l'essenziale!» pensò Ariberti che non l'aveva mai veduta
così tenera, neanche nei primi giorni dell'amor suo.
Il monologo, del resto, è vecchio come i primi
venti anni del primo innamorato che abbia esercitato la pazienza degli
echi solitarii.
--Ah, ah! siamo dunque stati nel paese dei sogni? Male, male;--notò il
conte Filippo;--lo dice anche la chiesa: _Et mala mentis somnia Et noctium phantasmata_
--_Et noctium phantasmata!_--ripetè, assentendo del capo, il signor
commendatore.
Ariberti era giovine, e in questo basso mondo aveva ancora a vederne
di tutti i colori, e a pentirsi più d'una volta de' suoi primi
giudizi.
Sapienti rappezzi, immaginati da una società
rimpiccinita, per rimediare senza troppa vergogna agli errori
commessi, chi potrà mai lodarvi abbastanza?
Filippo Bertone abitava una meschina cameretta, anzi una stamberga,
nelle soffitte d'una vecchia casa in via degli Argentieri, che era tra
le più popolose, ma altresì tra le meno signorili dell'antica Torino.
Perciò, venuto al _tandem_, s'era chiuso
in soffitta a studiare; e all'esame, non che tutti i punti, aveva anco
strappata la lode; tanta era stata la battisoffia!
Figuratevi dunque la contentezza dello studente, che aveva superato
pur mo' la sua prova d'ammissione al corso di legge e aveva davanti a
sè uno spazio abbastanza lungo di libera vita!
I primi mesi dell'anno universitario sono senza fallo i più lieti.
Del resto, i più recenti studi
dell'Accademia di Francia, hanno posto in sodo che i sogni, anco i più
lunghi, avvengono nell'ultimo periodo del sonno, cioè a dire quando il
sangue incomincia a rifluire verso il cervello, per rinnovare tutti i
fenomeni della vita sensitiva.
Che diamine! L'economia insegnava di andare
cauti fino a tanto non ci fosse la vendita del giornale in rispondenza
delle spese di stampa.
Godeva de' suoi capegli come la tipica madre delle donne create, là
nelle selve primitive dell'Eden, quando si specchiava allegra nelle
acque correnti del ruscello e sorrideva del medesimo riso all'uomo, ed
al serpente astuto, che già si disponeva a scaltrirla.
--Il signor conte--aggiunse il Ferrero,--potrebbe anche essere uno dei
primi scrittori del giornale, ed anzi il più gradito alla miglior
classe di lettori, che è senza dubbio quella delle lettrici.
--
Questo era detto burlescamente, si capisce; ma anche parlando per
celia, l'onorevole Ariberti accusava i primi sintomi di una malattia
acuta.
Al nostro eroe era passato per la fantasia un nembo di lettere
profumate in carta di seta, collo stemma impresso a colori sulla
ripiegatura, e con una mano di scritto affilettata all'inglese; sogni
tutti e desiderii della sua giovinezza precoce.
Non siamo forse noi che ridiamo pei primi d'una
impertinenza che ci è detta da un avversario, purchè ci sia detta
bene? E veda, signor mio, questa è virtù che a lei manca, poichè non
ama lasciarsi discutere.
Quella piccionaia sotto i tegoli era stata la sua
prima dimora; colà aveva albergato i suoi libri, i suoi fiori, le sue
speranze, i suoi sogni; di là aveva veduta la donna che doveva essere
tanta parte e la più cara della sua vita, la prima e l'unica che
doveva far palpitare il suo cuore.
Intanto, la cacciata del Priore gli faceva perdere eziandio la
speranza di qualche aiuto ne' suoi bisogni più urgenti.
Provò a chiedere notizie
della vendita ai librai di Torino, ma ebbe a rimetterci le spese di
posta.
Andò quella sera al Gerbino; ma era svogliato, stizzito, pieno di mal
talento, e il dramma non gli piacque, quantunque fosse di uno dei
primi ingegni della moderna scuola francese, e quantunque gli
applausi, che fioccavano da ogni parte, mostrassero che l'uditorio si
accordava a pensarla diversamente da lui: «Orazio sol contro Toscana
tutta».
Dimmi su; oggi, dopo qualche
anno di incontrastato possesso, sei tu forse quello dei primi giorni?
Vivi al suo fianco, ti sente ella vicino a sè, dovunque ella vada e
qualunque cosa ella faccia? Capisco che quello era un gittar via il
tempo alla grande; ma infine, tu non lo perdi più, come prima.
_Primo primis_ si sbandeggiò dal
teatro, che era del resto agli sgoccioli, e si diede tutto, anima e
corpo alla vita scioperata.
Amavano dirsi gentiluomini;
avevano il punto d'onore sulle dita; nel loro seno si reclutavano i
padrini di quasi tutti i duelli; anzi, non occorreva uno scontro sul
terreno che essi non ci avessero mano, vuoi come primi, o come
secondi, o come invitati a dare il loro riverito parere.
Aveva
fatto il suo contratto con un tipografo, proponendosi di pagare la
stampa un mese dopo la pubblicazione, tanto per aver modo di saldare
il suo debito col frutto della vendita.
Un letticciuolo di contro alla parete, che faceva venir freddo
solamente a vederlo, due sedie zoppe, un tavolino presso la finestra,
che dava sui tegoli neri del tetto, un baule spelacchiato che doveva
offrire ai visitatori un _modus sedendi_ non guarentito loro dal
picciol numero e dalla poca sicurezza delle sedie, un catino sul suo
trespolo di legno, e finalmente una pila di libri su d'una stufa rotta
erano tutti gli arredi della cameretta di Filippo Bertone.
Il nostro giovinetto entrava anche lui nell'orto
della fama, così fieramente custodito dai draghi della critica, e vi
gustava (dirò così per continuare la metafora seicentistica) i primi
frutti della gloria, come sarebbe quello che Orazio ha espresso in un
felicissimo verso, così recato in italiano da non so quale traduttore: _Ir mostro a dito e udirsi dire: è desso.
Anzi, vi dirò
che in quel tedio profondo incominciava a muoversi qualche cosa
d'insolito e di mal noto, come l'embrione del pulcino nel tuorlo
d'uovo, sui primi giorni di covatura.
Dall'abbaino dell'amico aveva veduto la
finestra della dama e il cuore non gli aveva detto nulla! E
quell'ipocrita, nemmeno! Addosso all'ipocrita! Infatti, che cosa
significava quel davanzale ornato di fiori fin dai primi giorni della
sua dimora lassù? Mirava ad attirare gli sguardi della signora, il
furfante.
valutazione: contenuti: cameretta primi sogni
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Dopo il primo romanzo Due Donne, l'autrice, nata a Fort Yukon, piccolo paese dell'Alaska, in una famiglia indiana, si occupa ora di due giovani, un'indiana e un eschimese, che nelle desolate e impervie regioni dell'Alaska rifiutano la tradizione e rincorrono i propri sogni: lei rifiuta il ruolo di moglie-madre per farsi cacciatrice, scegliendo una vita piene di insidie e pericoli; lui vuole raggiungere la mitica Terra del Sole.
i libri dei sogni
Per compilare questa minuziosa ricostruzione dei pochi anni di gloria di Jimi Hendrix, John McDermott, che non è solo un grande storico ma anche il responsabile artistico delle ristampe hendrixiane, si è avvalso della collaborazione del bassista Billy Cox, amico dei primissimi giorni musicali di Jimi e suo ultimo bassista, e del tecnico del suono Eddie Kramer "che condivisero i numerosi ricordi di quelle sedute che crearono l'eredità discografica di Hendrix".
Una vita che nei primi anni restò tutta racchiusa nell'augusta cameretta di un maso di montagna, da cui si godeva una visuale molto ristretta": con queste parole inizia il racconto di Hans che sin dal paragrafo successivo lascia immediatamente intravedere le motivazioni che lo hanno portato a essere quello che è: il primo e unico essere umano ad aver scalato l'Everest a tempo di record e ad averlo disceso con gli sci: in sintesi il piú no limits® fra gli uomini di montagna.
Inoltre, è un luogo immaginario, che nella fantasia ha respinto uni e attirato altri, come poi, in concreto, ha anche entusiasmato oppure deluso chi ha voluto inseguire sul posto i propri sogni e le proprie aspirazioni": è il luogo delle utopie.
Un appassionato di alpinismo, viaggi e scrittura, si ferma a considerare le cime che hanno popolato i sogni della sua giovinezza: l'Everest, il Cerro Torre.
Mi limiterò a citare i titoli dei capitoli per invogliare a una lettura straordinaria, data anche la mole del volume: Piccoli sogni a occhi aperti, La coscienza anticipante, Immagini di desiderio nello specchio, Costruzione, Identità.
Operina teatrale dove tre ragazze, costrette a inventarsi una vita possibile, si raccontano a vicenda i propri sogni, uno dei quali riguarda un marinaio, naufragato su un'isola deserta, che si mette a sognare un passato e una patria che non ha avuto.
Il grande regista ripercorre il cinema americano che ha segnato la sua vita a lampi, a cominciare dal suo primissimo scontro a 4 anni con Duello al sole, ricordando via via i registi 'capitali' che lo hanno 'formato' e che divide affettuosamente in gruppi: affabulatori, illusionisti, contrabbandieri, iconoclasti.
"Da quanto tempo si deve essere ciechi perché i sogni incomincino a perdere i colori?" Sono le prime parole del diario verso la cecità del professor Hull, teologo australiano ora docente all'università di Birmingham.
L'uomo forte nasce nel cinema muto, quando prese il via il filone legato ai temi della classicità, maturò nel circo (l'uomo forte che spezza le catene), e dopo un'ibernazione di trent'anni torna negli anni Sessanta con il successo degli eroi mitologici e muscolosi, primi tra tutti Ercole e Sansone.
Grandi rivali commerciali di greci e romani, i fenici furono i primi a circumnavigare l'Africa, progettarono con gli egizi un canale al Mediterraneo, punteggiarono il Mediterraneo di una fitta rete di scali e inventarono il vetro.
Zenone, medico, alchimista, filosofo, nato a Bruges nei primi anni del Cinquecento, viaggia attraverso l'Europa e verso l'Oriente esercitando la sua professione tra i poveri appestati, al capezzale di monarchi, seguendo in anticipo sui tempi le sue ricerche scientifiche.
valutazione: contenuti: cameretta primi sogni
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